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Giovedì 13 dicembre 2007

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Comunicare l'insicurezza

di Piero Proni*
Purtroppo ogni giorno si è costretti a comunicare o ricevere informazioni relative all’ insicurezza o, per meglio dire, alle conseguenze del mancato rispetto di norme e regole, anche di minimo comportamento, che determina nel nostro paese un milione di infortuni dei quali 1300 mortali e un costante aumento della più subdola conseguenza rappresentata dalle malattie professionali che, siccome non fanno notizia, sono per l’appunto le grandi dimenticate. Comunicare l’insicurezza e cioè il colpevole mancato rispetto della dignità del lavoro ancor prima che della obbedienza alle norme, risponde all’antico adagio giornalistico secondo il quale non è il cane che morde l’uomo a fare notizia, ma l’uomo che morde il cane.
Io credo che un consistente contributo ad una efficace ed utile  comunicazione potrebbe derivare dall’ introduzione di un nuovo criterio che, con visione positiva, dia informazione sulle buone pratiche, sulle attenzioni delle imprese virtuose, sulla assunzione di responsabilità di datori di lavoro e prestatori d’opera sul lavoro, spesso sconosciuto e misconosciuto, di quanti operano, nella loro professione, per garantire una maggiore sicurezza e, ancor più, la valorizzazione della qualità e della dignità del lavoro.
Ci sono nel nostro paese servizi di medicina preventiva e igiene del lavoro afferenti al Sistema Sanitario Nazionale che svolgono in tal senso con coscienza e ad alti livelli di professionalità il compito del controllo e, quel che più conta, la funzione determinante di formazione delle sensibilità e delle conoscenze.
Molte imprese, oltre ad attenersi alle norme stabilite, hanno realizzato significative iniziative nella consapevolezza che, qualità del prodotto, qualità del lavoro e sicurezza vanno sicuramente pari passo.
Anche sul fronte sindacale si sta acquisendo una dimensione sempre più positiva in ordine alla sicurezza dei lavoratori. Si è ormai superato il concetto del rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza quale arcigno controllore e “spia del popolo” per passare a figure che, più che professionalizzate e maggiormente consapevoli, assumono atteggiamenti positivi e collaboranti pur senza nulla cedere sul fronte del rispetto del lavoro e del lavoratore.
Insomma molto resta ancora da fare, ma molto di positivo è stato compiuto. Se in qualche occasione il mondo della stampa e della comunicazione mettessero in evidenza tali positività, le stesse potrebbero fungere da stimolo affinché, anche altri, fossero incoraggiati a seguire percorsi utili, proficui e condivisi per il raggiungimento dell’obbiettivo di una maggiore sicurezza e di una maggiore responsabile organizzazione della qualità e dignità del lavoro.
A volte l’esemplarità rende di più dei provvedimenti punitivi.  
* Project Manager Exposanità Senaf


 
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