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Giovedì 13 dicembre 2007

L'osservatorio sulla stampa di oggi giovedì 13 dicembre 2007


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Anche le morti in mare sono morti sul lavoro

Trecentocinquanta morti. Ancora ieri i quotidiani nazionali ci ricordavano la incredibile cifra raggiunta già in mesi del 2007 per le «morti bianche», 350 per l’appunto. Gli ultimi riferimenti citati dalla stampa sono stati gli incidenti accaduti il 1° maggio a Sorrento, il braccio di una gru che si è spezzato e un cestello che cadendo al suolo ha schiacciato due donne, e quelli occorsi a tre operai, uno morto a Macerata, un altro investito da un tir in un cantiere della «Salerno-Reggio Calabria», ed un altro ancora che ha perduto la vita lavorando alle riparazioni edili in un villaggio calabrese, a Capo Vaticano.

Una statistica tragica della quale vorremmo fare a meno, ma che al solito dipinge una realtà fatta di gravi inadempienze ma anche di altre cose. Le grandi pagine dei giornali nazionali, i network pubblici e privati, hanno escluso, e non sappiamo se la cosa è voluta o meno, gravissimo se la scelta è ponderata, grave è se il fatto è dimenticato, i morti in mare, chi è rimasto disperso, chi non è tornato a casa, da dove era uscito «per andare a lavorare» come fanno tutti gli altri che escono e restano però a lavorare sulla terraferma. Ciò che in ultimo purtroppo è accaduto a Trapani a Francesco Grimaudo ed ai suoi tre figli, Leonardo, Salvatore e Giacomo, dei quali non si è saputo più nulla, scomparsi dal 24 aprile con il loro motopeschereccio «Karol W.». Un «incidente sul lavoro» che non è trattato come tale, come se sono accadimenti che appartengono ad altra sfera della nostra esistenza. Il naufragio del peschereccio trapanese, la sorte dei marittimi che erano a bordo, sono ignorati dalla stampa nazionale, si spera che non sfuggano alle autorità che hanno il compito di vigilare e scoprire perchè il motopesca è andato a fondo. Fa impressione il silenzio di chi fino a ieri battagliava dal «pulpito» per il porto di Trapani, i cui lavori sono stati bloccati da gravi inadempienze rilevate dal ministero dell'Ambiente, e oggi resta in silenzio e non mostra preoccuparsi per quegli uomini che con il loro lavoro sono gli unici veri protagonisti e non possono passare inosservati sol perchè non hanno vele che li rendono eroi. Le grandi barche a vela passano, i pescherecci restano e hanno il compito di far vivere l'economia della città e chi va per mare non merita di vedersi considerato meno che niente anche dinanzi al più tragico dei destini.


 
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