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Adesso una nuova cultura della sicurezza
di R.S.
“Mi pare che abbiamo raggiunto un grande traguardo di civiltà. Con due mesi di anticipo rispetto alla scadenza della delega il governo ha completato la parte in delega della legge 123. Questo argomento si discuteva da un decennio senza mai venirne a capo. Questa volta, con il concorso delle regioni con il voto del parlamento si arriva a una conclusione molto importante. Ora si passa alla fase dell’applicazione: non basta avere le leggi bisogna farle applicare.”
Prevede difficoltà? “In Italia bisogna recuperare molto terreno: ci vuole una nuova cultura della sicurezza che deve coinvolgere le imprese,sicuramente, che devono sapere che l’investimento in sicurezza non è un costo da evitare ma la scelta della strada della competitività qualitativa a vantaggio del prodotto e della risorsa umana; deve coinvolgere i lavoratori che devono pretendere gli strumenti della sicurezza e utilizzare questi strumenti, e molte volte questo non si fa; deve riguardare il sindacato che deve riprendere le fila di una contrattazione su queste tematiche anche se molte volte il peso del ricatto occupazionale oscura il tema delle condizioni di lavoro. E poi chiaramente ci vuole uno sforzo di coordinamento delle forze preposte ai controlli, un’ attivazione degli enti locali e poi credo molto al fatto che si sta producendo, con questo dibattito, credo molto alla possibilità di stipulare a livello locale dei veri e propri patti per la sicurezza con obbiettivi mirati. Non una indistinta battaglia per la sicurezza del lavoro, ma il censimento, che noi abbiamo già fatto, dei settori a rischio dai quali partire, dei territori maggiormente esposti.”
Confindustria dice: “si è persa un’occasione per un salto di qualità in quanto il testo è focalizzato su un sistema sanzionatorio, inasprito e confuso” “Su una delega, fatto inedito, c’è stata una lunga concertazione con le parti sociali e abbiamo compiuto un atto dovuto al paese. Siamo intervenuti in una situazione che ha bisogno di nuove regolamentazioni. Tutto è perfettibile ma è sbagliato insistere con l’argomentazione di un testo squilibrato. Il testo è molto equilibrato perché è fondato sulla formazione, sull’informazione; con l’aumento delle competenze dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con l’insegnamento di questa materia nelle scuole e nelle università, come fatto culturale e con la creazione degli enti bilaterali. La parte sanzionatoria è una componente ma non la fondamentale e vorrei anche ricordare che la parte sulle sanzioni è addirittura al disotto dei massimali previsti nella delega. Quindi mi pare che abbiamo agito con grande senso dell’ equilibrio.”
Lei prima ha usato la parola concertazione, una parola un po’ in disuso. È questo il metodo seguito nell’iter di questo provvedimento?
“Questa è una delega al governo sulla quale il governo avrebbe potuto agire in modo autonomo. Ma sulla quale, invece, ha esercitato una vera e propria concertazione. Aggiungo io, una vera e propria trattativa con le parti sociali, fino all’ultimo minuto.”
C’è stata, come mai prima, una collaborazione molto stretta tra i due ministeri che hanno competenza sul settore della sicurezza sul lavoro: il suo e quello della salute. “Si, il governo ha saputo dare vita a un coordinamento importantissimo, in un’unità d’intenti che rappresenta un vero salto di qualità. Ma vorrei anche ricordare che c’è stato non solo un lavoro gomito a gomito dei due ministeri che hanno superato così antiche divisioni, ma che la parte delle sanzioni è stata definita sostanzialmente dal ministero della giustizia, dal ministro Scotti, e che sono intervenuti anche il Ministero degli interni e il Ministero dell’economia. C’è stato un concerto molto largo data la complessità della materia. Poiché questo testo è la sintesi di più trent’anni di legislazione del lavoro può contenere delle insufficienze o delle parti criticabili, però su questo testo di enorme complessità noi abbiamo messo a confronto le migliori competenze esistenti nel governo e nella pubblica amministrazione e mi sembrerebbe francamente strano che tutti, ministri, sottosegretari, dirigenti generali dei diversi ministeri e gli esperti avessero agito con una logica approssimativa e di parte.”
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