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Giovedì 13 dicembre 2007

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Ricordando Fausto

di Elisabetta Reguitti
Un infortunio mortale sul lavoro che qualcuno ha tentato di contrabbandare per un «normale» incidente stradale. Fausto
Spagnoli, 28 anni, operaio edile, quel 22 luglio del 1997 era al suo primo, e ultimo, giorno di lavoro. Lo colpì a morte,
quasi sicuramente, una pala meccanica in un cantiere di Prestine, 400 anime, un paesino abbarbicato nella Val Camonica dove viveva con la famiglia. Di fatto lo hanno ucciso due volte. Il suo corpo privo di vita venne ritrovato riverso accanto alla sua amata motocicletta sul ciglio di una stradina sterrata di montagna a pochi chilometri di distanza dal cantiere. Incidente in moto si affrettarono tutti a dichiarare allora. Infortunio sul lavoro continuarono e continuano a denunciare i familiari e i compagni della Cgil Valcamonica Sebino che, nella ricorrenza della tragica morte, hanno organizzato l'incontro dal titolo «Un lavoro per vivere e non per morire». Ritrattazioni di dichiarazioni, omertà e silenzio da parte dei compagni di lavoro furono d' ostacolo alle indagini. Telefonate e lettere anonime giunte ai familiari e alla stazione dei carabinieri che si occuparono del caso non riuscirono a sostenere la teoria/verità di una morte avvenuta in cantiere. Il caso venne archiviato per insufficienza di prove. Dieci mesi dopo Emilio Quaranta, Gip all'epoca dei fatti e oggi procuratore della Repubblica di Brescia per i minorenni, chiese la riesumazione del cadavere dell'uomo per cercare di chiarire le cause del decesso. Ma era ormai troppo tardi e la decisione non portò alcun contributo alla verità legittimando così l'archiviazione del caso.
A dieci anni di distanza le donne e gli uomini di Prestine hanno deciso che era necessario continuare a dare dignità a quella morte «grigia» contraddistinta da enormi buchi neri celati di omertà e silenzio. L'hanno fatto assiepando la sala della locale biblioteca dove si è svolto l'incontro organizzato da Domenico Ghirardi segretario della Cgil locale. Tra i relatori il Pm di Brescia Federico Biseglia, Franco De Alessandri, segretario regionale della Fillea-Cgil, e Giampiero Rossi, inviato dell'Unità. Una mattinata di riflessione sul fenomeno degli incidenti e degli infortuni sul lavoro. Un confronto aperto, un
sentito dibattito tra gli abitanti della località che hanno rivissuto la tragica storia della morte di Fausto attraverso la
proiezione di un cortometraggio. Seduta in prima fila la giovane moglie Nicoletta e la figlia Debora che oggi ha 16 anni. La
famiglia e i compagni della Fillea Cgil, dopo dieci anni, lo hanno voluto ricordare anche collocando una nuova lapide
dirimpetto alla precedente piastra di marmo sulla quale erano state impresse le date di nascita e di morte di Fausto. «Una morte senza verità e giustizia a causa di quanti sapevano e hanno continuato a tacere» sta scritto. Poche e taglienti parole che scuotono coscienza, senso civile e memoria di quanti hanno vissuto la fine di Fausto come una tragedia collettiva e che oggi invocano, anche sull'onda del rinnovato impegno per limitare gli infortuni sul lavoro, giustizia.
Elisabetta Reguitti
Sul sito www.cgilvalcamonica.it, cliccando su “Una lapide per Fausto” in home page, si possono leggere tutti gl’interventi
del convegno.




 
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