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MORIRE DI LAVORO
MORIRE DI LAVORO.
redazione Le riprese del documentario di Daniele Segre, cominciate l'estate scorsa in Campania, continuano da oggi in Piemonte. Le regioni toccate fino ad ora sono la Lombardia (dove si registrano il maggior numero di incidenti e di morti), il Lazio, la Campania. Il film, prodotto dalla società I Cammelli S.a.s., con il sostegno del Piemonte Doc Film Fund – Fondo regionale per il documentario - e la collaborazione della Fillea-Cgil, il sindacato degli edili,sarà pronto nella primavera del 2008. Unici protagonisti i lavoratori edili, tra i quali la parola ‘in regola’ quasi non esiste e si lavora in nero, ben oltre le otto ore. E¹ dei giorni scorsi la notizia di altri cinque lavoratori morti in cantieri privi delle norme di sicurezza. Solo nel 2006 i morti in edilizia sono stati oltre 258, di cui uno su sei è un lavoratore immigrato. La caduta dall'alto è la causa principale e si muore più al Nord che nel resto d'Italia. ”Morire di lavoro” non vuole essere solo l'ennesimo atto di denuncia di una situazione drammatica e paradossale nell’Italia del 2007, né un'inchiesta giornalistica di approfondimento, o una triste cronaca che vede la criminalità organizzata ormai padrona del mondo dei mattoni. Il suo intento è invece quello di raccontare di uomini usurati dalla fatica; descrivere, senza retorica, il dato reale di una realtà abbandonata a se stessa e priva del sacrosanto diritto alla sicurezza sui luoghi di lavoro. L'autore non dimentica la sua personale partecipazione a un dolore certo e quotidiano, che vede ragazzi di 22 anni così come uomini di 62 narrarsi senza compiacimento. Nelle interviste si descrive un’impotenza reale: quella di uomini non ritenuti degni neanche delle minime norme di salvaguardia. Le imprese dovrebbero fornire loro elmetto, cintura di sicurezza, impalcature protette. Invece, molto spesso, non è così. Il ricatto è l’arma più utilizzata: o si accettano le regole del gioco, o si sta a casa disoccupati L'invito alla stampa è quello di dare risalto alla possibilità di scuotere la coscienza civile di chi, per esempio, può fermare gli appalti al ribasso, una delle cause che determinano il risparmio sulla pelle dei lavoratori; e fermare una vera e propria guerra, fatta di morti inutili e quasi sempre annunciate. L'invito è al coraggio, quello di andare oltre la denuncia ed evitare ad intere famiglie l'abbandono da parte dello Stato. Segre fa emergere nei suoi dialoghi con gli edili le differenti provenienze culturali, lasciando spazio all’uso del dialetto e alle storie di extracomunitari e parenti di vittime del lavoro. Per restituire dignità alle persone e al ricordo di chi non c’è più.
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