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Giovedì 13 dicembre 2007

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Quando il lavoro strappa alla vita un figlio

Andrea aveva 23 anni, tutti i giorni faceva 80 km per recarsi al lavoro
presso la ditta Asoplast di Oretezzano (A.P.). Quel fatidico 6 giugno
2006, Andrea si alza alle quattro del mattino per essere sul posto di
lavoro alle cinque. Alle sei la pressa ha dei problemi, Andrea la mette
in stand by e resta come un enorme bocca spalancata. Andrea d'istinto si
sporge e guarda dentro ma, all'improvviso, la macchina si rimette in moto
da sola lasciandogli solo il tempo di lanciare un urlo lancinante e il
suo cranio viene schiacciato da quella maledetta pressa. Ora Andrea non
c'è più e in casa resta un grande dolore ed un silenzio enorme...Manca
la sua musica,il suono della sua chitarra e della tromba...Mancano i
suoi abbracci e i suoi baci. Di lui restano solo una foto ed una fredda
tomba dove i fiori gli fanno compagnia.

Da allora, da quando il mio angelo se n'è andato,la mia famiglia è distrutta dal
dolore e annientata da questa tragedia. Nessun aiuto da parte di nessuno,
né dalla ditta Asoplast, che si sono rivelati uomini senza cuore e senza
cervello, né da parte delle istituzioni. Abbiamo bisogno dello psicologo
e dello psichiatra? La asl risponde che gli specialisti lavorano solo al
mattino, quindi noi non possiamo usufruirne perché io lavoro e mia
figlia va a scuola. Mi aspettavo un aiuto economico da parte dell'Inail
che,invece,mi dice che non posso avere nulla perché ho uno stipendio ed
un appartamento dove viviamo: sfido chiunque dell'Inail a arrivare a
fine mese con 1000 euro e con una figlia da crescere. Devo quindi
dedurre che la vita di mio figlio è stata valutata dall'Inail 1600 euro
(rimborso spese funerarie). Credevo e, forse, mi illudevo che in queste
tragedie le istituzioni fossero presenti almeno nell'aiuto psicologico
e materiale:ma tutto ciò è un'utopia. Mio figlio non era considerato una
forza lavoro giovane ma solo un numero da applicare alle varie cartelle
che si sono formate dopo la sua morte.

Graziella Marota




 
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