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di Dino Tibaldi*
Il problema della tutela e sicurezza del lavoro deve essere centrale per il Governo di centrosinistra. Siamo d'accordo. E non solo per il recente alto richiamo del Capo dello Stato, ma per motivi di civiltà. È ormai divenuta intollerabile la vergogna dell'incredibile numero di infortuni sul lavoro. La tutela del posto di lavoro, il diritto al lavoro, la tutela della maternità, i riposi e il complesso di tutte queste materie simili rappresentano la tutela del lavoro. Questo è il diritto del lavoro che oggi dovrebbe compiere un passo in avanti enorme nel senso di comprendere la tutela anche di quei lavori che ne sono esclusi o la cui tutela giuridica si è trasformata, o non si è ancora affermata. Esso dovrebbe tener conto delle novità della nuova economia, della globalizzazione, della precarizzazione e del fenomeno dell'immigrazione, non per frammentare, ma semmai per armonizzare e cercare di affrontare in maniera unitaria le sfide che il sistema economico mondiale ci sta prospettando, in modo che non potremo eludere e affidare a singoli poteri legislativi se non interverrà lo Stato. Per quanto riguarda il discorso della sicurezza sul lavoro, lo scenario è ancora peggiore. Ci commuoviamo ogni giorno per l’incredibile numero di infortuni, per il fatto che vi sono quattro morti al giorno sul lavoro. Tre successive relazioni, a pochi anni di distanza l’una dall’altra, nel 1997, nel 2000 e nel 2005 (la prima delle Commissioni lavoro riunite di Camera e Senato e la seconda e la terza della Commissione lavoro del Senato) hanno messo il dito sulla piaga, rilevando che l’unico modo per uscire da questa tragica catena di infortuni è quello di puntare su una strategia comune e centrale, tale da unificare tutti gli sforzi, perché altrimenti affievolendosi sempre più la consapevolezza, i controlli e la disponibilità di risorse, come in effetti sta accadendo, si peggiora il quadro complessivo e le tragedie assumono contorni sempre più inaccettabili in una moderna e avanzata democrazia. Purtroppo ci troviamo di fronte ad una difficoltà costituzionale di grande rilevanza in quanto la materia della tutela e sicurezza del lavoro sono affidate alla legislazione concorrente tra Stato e Regioni, invece di considerarla precipua azione centrale e unificatrice dello Stato come la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Aver previsto, al contrario di tutto quello che lo stesso Parlamento ha detto, di devolvere la potestà legislativa ad organismi autonomi frammentando una materia che andava unificata e alla quale volevamo attribuire una strategia, appare una inaccettabile incongruenza che deve essere immediatamente sanata. Questo è il primo versante dell'intervento legislativo che intende seguire il nostro partito. Accanto a ciò pensiamo di proporre un disegno di legge delega per impegnare il Governo, ai fini di un più efficace contenimento e per giungere ad un completo annullamento, del numero degli incidenti mortali e degli infortuni gravi sui luoghi di lavoro ad emanare, entro uno o più decreti legislativi che puntino a creare un Fondo finalizzato a finanziare misure di incentivazione ai Dipartimenti di prevenzione delle Asl per interventi mirati esclusivamente all'applicazione delle opportune misure di prevenzione e sicurezza a partire dai cantieri predisposti per le grandi opere, per produzioni con cicli di lavoro particolarmente pericolosi e per quelle attività a maggior incidenza del numero di incidenti gravi per unità di mano d'opera impiegata. Lo stesso Fondo dovrà essere utilizzato per alimentare misure di incentivazione alle imprese virtuose inserite in un elenco stilato a seguito di verifica positiva da parte dei Dipartimenti di prevenzione delle Asl e degli ispettori del lavoro. Le misure di incentivazione possono riguardare l'erogazione di contribuzioni dirette ovvero l'individuazione di sgravi fiscali. Come alimentare il Fondo? Da un lato utilizzando i fondi Inail dedicati alla prevenzione e alla sicurezza sul lavoro; dall'altro attraverso un contributo di solidarietà a valere sui redditi superiori ai 500 mila euro lordi annui per i quali prevedere un ulteriore prelievo Ire pari a non meno del 2 per cento; infine attraverso il ripristino dell'imposta di successione sui grandi patrimoni con l'abrogazione dell'articolo 13 e del comma 1 dell'articolo 14 della legge 18 ottobre 2001, n. 383. Invitiamo inoltre il Governo a prevedere una semplificazione e il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori anche attraverso la predisposizione di un Testo Unico sulla sicurezza, cosa a cui guardiamo con favore ma che deve essere uno dei passi da fare ma non l'unico. Bisogna prevedere norme ed automatismi nell'applicazione del Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, collegate a forme di incentivazione per le imprese tali da introdurre elementi concreti di conflitto di interessi, in modo tale da determinare un vantaggio per le imprese sane e produttive nell'introduzione di sistemi efficaci di prevenzione degli infortuni e di tutela della salute dei lavoratori. Infine, ma non ultimo per importanza, crediamo che il Governo debba predisporre un piano triennale di prevenzione da coordinare tra le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale e le rappresentanze del mondo imprenditoriale. Solo attraverso una serie di interventi, che riguardano i vari aspetti sopra elencati, sarà possibile affrontare in maniera efficace il tema della sicurezza sui posti di lavoro. Tuttavia voglio precisare che qualsiasi provvedimento non deve andare disgiunto da una drastica riduzione del lavoro precario. Infatti la condizione contrattuale del lavoratore è collegata e determinante nella percezione del fattore sicurezza, e solo chi non è troppo preoccupato di perdere il proprio posto di lavoro può vigilare ed occuparsi di prevenzione e sicurezza.
*senatore del Pdci e Responsabile Lavoro
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