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Fulvio Fammoni*
Segretario Confederale CGIL *
Ancora una volta Articolo 21 svolge una funzione fondamentale per l’informazione italiana con il lancio dell’appello “i media accendano i riflettori sui temi del lavoro”. I temi sociali sono da troppo tempo relegati in spazi residuali e sempre meno affrontati. In particolare il tema del lavoro e della sua sicurezza deve uscire dal silenzio. L’Italia è un paese dove ogni anno muoiono più di 1300 lavoratori, se ne infortuna oltre un milione per oltre 18 milioni di giornate di lavoro non effettuate. In Italia oltre 4 milioni di persone sono costrette a lavorare in nero, private di ogni diritto e privando il paese di risorse fondamentali.
In Italia centinaia di migliaia di lavoratori stranieri sono tenuti in clandestinità per sfruttare il loro lavoro, in alcuni casi trattati come schiavi e rispediti poi al loro paese di origine. L’informazione ha un ruolo decisivo per affrontare e aiutare a risolvere questa situazione. Per questo è necessario l’avvio di una vera e propria campagna di informazione che si radichi e costruisca patrimonio sociale. Il lavoro sommerso, la mancanza di sicurezza, lo sfruttamento dell’immigrazione devono diventare un disvalore. Occorre mobilitare tutte le energie sociali, imprenditoriali e istituzionali disponibili sul territorio. Per quanto è necessario attivare una campagna permanente di contrasto al lavoro sommerso, promovendo iniziative di informazione e sensibilizzazione, anche a livello locale che coinvolgano le parti sociali, gli enti pubblici, le scuole e i diversi sistemi di controllo e repressione. Una campagna permanente, che assieme alle diverse misure che stiamo discutendo con il Governo da inserire nella prossima Finanziaria, si proponga di radicare una cultura della legalità, della sicurezza e della promozione del “buon lavoro” e della “buona impresa”.
Il valore sociale del lavoro può e deve tornare ad essere un tema centrale dell’informazione in Italia.
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